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Teatro Sociale Stampa E-mail

La tradizione di Finale Emilia per il teatro è antica. Lo storico Cesare Frassoni nelle sue Memorie fa menzione di un teatro per le pubbliche danze già esistente nel 1567, detto “Balladuro”. Nel 1687 fu costruito nell’odierno Piazzale Roma, accanto alla Rocca, un Teatro Comunale in uno stile inizialmente barocco che poi, in seguito a ristrutturazioni successive, si trasformò in neoclassico. Nel 1899 questo teatro fu abbandonato, per essere defi nitivamente chiuso nel 1906; di esso è ancora individuabile la facciata a nord, sormontata da un frontone triangolare. Nell’ottobre 1905 si costituì una società (composta da ricchi borghesi e famiglie nobili fi nalesi) per la costruzione di un nuovo teatro, il cui progetto fu affi dato allo studio di ingegneria e architettura Giorni e Rognoni di Modena. I lavori, iniziati nel 1907, furono portati a termine nel 1910. La facciata è a tre corpi, di cui quello centrale rialzato. All’interno, uno spazioso foyer permette di accedere alla platea e mediante due scale ai palchi e alla galleria. L’impianto rappresenta un compromesso progettuale che fonde la tradizione tipologica italiana (in particolare emiliana) del teatro a palchetti con quella francese delle gallerie a balconate continue.

L’interno è a ferro di cavallo ed ha una capienza di circa 500 posti. Sulla facciata sono presenti decori in stile liberty, ripetuti internamente nelle pitture dei soffi tti e delle pareti. Il nuovo teatro fu inaugurato il 19 ottobre 1910 con l’opera di Giacomo Puccini Manon Lescaut. Conobbe una vivace attività sino alle soglie del secondo confl itto mondiale, ma negli anni successivi questa si affi evolì e per il teatro iniziò un sempre più rapido declino, accelerato anche da un suo successivo adattamento a cinematografo. Nel 1984 fu chiuso a tempo indeterminato. Solamente un decennio dopo il Comune di Finale Emilia lo acquistò interamente, dando avvio a grandi lavori di ristrutturazione. Completato il recupero, il teatro fu di nuovo inaugurato il 20 gennaio 1996 con l’operetta La vedova allegra: da quel giorno ha continuato ad essere utilizzato, ospitando artisti di fama nazionale ed internazionale.

 


Palazzo Bresciani-Rodriguez

Si tratta di un bell’edificio tardo settecentesco costruito dalla famiglia Bresciani. Al piano nobile sono ancora presenti pregevoli decorazioni pittoriche che ricoprono l’intera loggia, dalle pareti al soffi tto. Alla loggia si accede mediante un elegante scalone a tre rampe. Dal cortile interno è visibile l’antica torre padronale che si innalza di alcuni metri al di sopra del tetto. Recenti lavori di ristrutturazione hanno recuperato la struttura alterandone però in parte i volumi interni, destinati ad accogliere abitazioni ed uffi ci.

 
Monumento a Gregorio Agnini

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

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Oratorio di Santa Maria Neve ( Loc. Massa Finalese )

Si tratta di una chiesetta di grande interesse architettonico che risale al primo quattrocento. L’edifi cio si presenta a navata unica con pianta rettangolare e con un’appendice absidale a base quadrata; sul lato sud, in adiacenza, vi è una più recente casa rurale. Lo stile tardo romanico della struttura si è ben conservato durante i secoli: sono ben visibili le arcatelle cieche su paraste che salgono dallo zoccolo di base scandendo regolarmente le superfi ci dei fi anchi, cinque sui lati e tre nella facciata. In essa un tempo si apriva un ampio portale con un arco a tutto sesto ornato di terrecotte, ora sostituito da una semplice apertura carrabile sormontata in alto da una finestrella rotonda.

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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