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Palazzo Villa - Località Cà Bianca Stampa E-mail

Il territorio di Ca’ Bianca, alla destra del Panaro nel finalese, ha sempre avuto una grande importanza. Situate al confine del modenese con il bolognese, alla fine del XIV secolo queste terre pervennero in feudo al marchese Francesco Naselli, segretario ducale. In seguito alla sua caduta in disgrazia, le terre ritornarono in possesso della Camera Ducale, ma nel 1536 il duca Ercole II cedette il feudo al marchese Francesco Villa (che nel 1538 fu governatore di Modena). L’antico palazzo, da lui costruito in prossimità del luogo di attraversamento del Panaro, svolse anche una funzione di controllo su quella via di comunicazione; infatti vi sono ancora presenti, sul fronte verso il fiume, delle feritoie di avvistamento. Il complesso architettonico è costituito da una torre - colombaia isolata e da una corte chiusa sulla quale si affaccia il palazzo padronale, caratterizzato da un tipico stile ferrarese.

La dimora venne utilizzata inizialmente in modo saltuario dalla famiglia Villa che, sebbene risiedesse abitualmente a Ferrara nel Palazzo dei Diamanti, di sua proprietà, non mancò di abbellire la sua residenza di campagna con pregevoli camini in gesso e soffitti di legno a cassettoni dipinti. Nel vasto complesso è inserito anche un antico oratorio, comunicante con il palazzo e con l’esterno, che risale al 1616 - 1630; l’altare barocco al suo interno conserva un pregevole paliotto in scagliola policroma del XVII secolo, di scuola carpigiana. Il fabbricato rimase in feudo ai marchesi Villa sino al 1808, quando la famiglia si estinse con la morte di Guido III. La mancanza di eredi diretti scatenò un’aspra lotta tra i parenti del defunto e lo Stato estense, per accaparrarsi la proprietà. Conclusasi dopo alcuni anni la vertenza sui diritti, l’antico feudo pervenne ad una cugina dell’ultimo marchese Villa, Laura Lambertini Zambeccari, che lo cedette immediatamente a suo figlio. In seguito le terre e il palazzo furono venduti, e dopo diversi passaggi furono acquistati nel 1828 da Antonio Spinelli. I suoi eredi mantennero la proprietà per oltre 150 anni sino a pochi anni fa, utilizzandola per brevi periodi, soprattutto durante l’estate. Nel corso degli ultimi decenni l’edificio padronale e quelli della corte hanno conosciuto un lento ed inesorabile degrado, peggiorato nel dicembre 1996 da un incendio che ha danneggiato un’ala dei fabbricati di servizio.

 


Casino del Vescovo ( Massa Finalese )

Questa antica villa, situata nei pressi dell’ex Salumificio Bellentani, in passato appartenne al vescovo di Modena, quindi passò in proprietà a varie nobili famiglie (tra le quali gli Gnoli e i Grillenzoni di Finale), mantenendo inalterato l’originario impianto cinquecentesco.


Si presenta con un semplice corpo rettangolare che include una torre angolare, un poco più alta dell’edifi cio. Da una bella scalinata in cotto si sale all’ingresso principale, che consente l’accesso al piano nobile. A lato del portale si trova un frammento di una pietra in cotto dove sono visibili un copricapo vescovile ornato di nastri e la data 1547; vi è purtroppo assente lo stemma. L’interno, oggi completamente restaurato dalla famiglia Veronesi, attuale proprietaria, si presenta in tutta la sua magnifi cenza. Sull’androne centrale si aprono vaste sale, tutte con i soffi tti decorati, e con camini in gesso e stucco collocati tra le ampie fi nestre. Le pareti di varie stanze sono abbellite da dipinti che riproducono gradevoli scene di paesaggi; in una di queste spiccano i grandi stemmi araldici della famiglia che commissionò le pregevoli opere.

 
Resti delle Mura

A destra della Torre dell’Orologio, oltre il vicolo in cui era un tempo situata la porta antica (vedi disegno dell’anno 1604, qui riprodotto), sono visibili due archi a sesto acuto, assai interrati sotto il livello stradale, uno dei quali è sormontato dalla terrazza di una casa nella cui parete sono distinguibili delle merlature: si tratta di un residuo dell’antica cinta muraria che probabilmente risale al 1213, l’anno di costruzione della torre. Sul lato opposto invece le mura, incorporate nelle case e visibili solamente dall’orto retrostante (via Monte Grappa), si prolungano sino ad un’altra torre angolare situata al n. 19 della Via Torre Portello; la loro tipologia architettonica risale al Quattrocento.

 
Chiesa dell'Annunziata

La chiesa, che oggi tutti conoscono con il nome di Annunziata, sorse originariamente come chiesa delle Stimmate e fu costruita nel 1627 dall’ omonima confraternita, costituitasi un anno prima. Nel 1680 furono eseguiti importanti lavori di restauro e di abbellimento. Nel 1784 divenne sede della Confraternita dell’Annunziata, che era stata costretta ad abbandonare la sua sede primitiva (situata accanto al Duomo) e a trasferire in questa chiesa le preziose opere d’arte contenute in quella vecchia, che fu poi demolita nel 1798. Tra le tante opere qui trasferite vi era lo splendido gruppo marmoreo dell’Annunciazione, che fu collocato sopra il portale di ingresso. Ultimamente questa scultura è stata rimossa e si trova all’interno del Duomo. Il trasferimento della Confraternita dell’Annunziata fu l’occasione per altri importanti lavori di restauro della chiesa, la cui facciata fu trasformata imprimendole uno stile neoclassico. Altri interventi ebbero luogo nel 1864, nel 1945-46 e in tempi recenti.

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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