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Castello Carrobbio Stampa E-mail

Si tratta di una delle maggiori residenze presenti nel territorio della Bassa modenese. Il castello tuttavia non è così antico come sembrerebbe a prima vista: infatti fu costruito per volontà di Vittorio Sacerdoti, conte di Carrobio, dal 1898 al 1900. A questo periodo risale il suo primo nucleo, che fu successivamente ampliato negli anni 1911 - 1914 su progetto dell’ingegnere Ettore Tosatti di San Felice sul Panaro. Il grande edifi cio si ispira come modello al castello tedesco di Tobitshau di cui era proprietario il fratello della moglie di Vittorio Sacerdoti, una nobildonna austriaca. Il castello è circondato da un ampio parco recintato e situato su quelle che un tempo furono le vaste proprietà terriere del conte di Carrobio; queste includevano anche il bosco della Saliceta, una ex tenuta ducale che si trovava tra i comuni di Camposanto e San Felice sul Panaro. Il complesso, di grande effetto scenografico, venne costruito come residenza temporanea, ma svolse anche un importante ruolo di rappresentanza.

Il conte, di origine veneziana, risiedeva abitualmente a Roma e svolgeva l’incarico di ambasciatore al servizio del re d’Italia in varie capitali europee, sua moglie invece era una delle dame di corte della regina. Questo suo importante ruolo gli permise di entrare in contatto con numerosi uomini d’affari, politici e aristocratici, che periodicamente egli invitava nella sua dimora massese. Luogo di feste e ricevimenti, il castello conobbe ospiti illustri appartenenti alla casa regnante, quali il duca di Pistoia Filiberto e il principe del Piemonte Umberto di Savoia (l’ultimo re d’Italia), ma l’inizio della seconda guerra mondiale fu causa di un suo progressivo abbandono. Negli anni successivi il castello cambiò proprietà, ma continuò a non essere più abitato, anzi fu oggetto di numerose spogliazioni. Solo negli anni ’90, grazie all’acquisto della famiglia Folchi, furono avviati lavori di recupero dell’edificio, che nuovamente divenne residenza. La sua struttura massiccia, tutta in pietra “faccia a vista”, è alleggerita da finestre neogotiche ornate con marmi; nelle sale interne le decorazioni, in puro stile liberty, sono opera del pittore veneziano Peres. Altri abili artigiani hanno contribuito ad impreziosire l’intero complesso con inferriate e cancellate assai elaborate. All’epoca in cui i conti di Carrobio erano proprietari del castello, vi si entrava dall’ingresso principale percorrendo il lungo viale fiancheggiato da tigli che inizia di fronte alla chiesa: il viale è oggi integrato nel parco pubblico cittadino.

 


Palazzo Pretorio

Costruito nel 1470 quale Palazzo della Ragione, e in seguito sede della Giusdicenza o Pretura (da cui il nome Pretorio), fu edifi cato sul lato destro del Canale che attraversava il centro cittadino, e che fu interrato alla fi ne del XIX secolo: in prossimità del palazzo vi era il Ponte di Piazza. Profondamente alterato nel corso dei secoli, ha ospitato vari uffi ci pubblici tra cui la Pretura, ed è stato sede del Liceo Scientifi co. Negli anni 1992 - 1994, dopo essere stato venduto dal Comune che ne era proprietario, sono stati attuati lavori di ristrutturazione e recupero dell’edifi cio che ne hanno rispettato l’impianto originario, riaprendo anche il grande porticato su Via Trento e Trieste. Gli spazi interni hanno invece subìto un’alterazione funzionale alla nuova destinazione d’uso abitativa e commerciale. Per impreziosire il palazzo, vi è stata collocata in angolo una settecentesca statua di San Giovanni Nepomuceno, situata in passato nei pressi del Ponte Nuovo che attraversava il canale Cavamento.

 
Monumento a Gregorio Agnini

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

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Oratorio di Sant' Anna

Il piccolo oratorio, che si trova in Via Zuffi , fu costruito nel 1597 ad opera della Confraternita della Morte. In seguito alle soppressioni religiose operate alla fi ne del settecento, l’oratorio fu adibito a magazzino e pervenne in seguito alla Congregazione di Carità. Nel 1912 fu venduto a privati e cambiò diversi proprietari. Nel 1930 la famiglia Rovatti, che ne era entrata in possesso, lo restaurò e lo riaprì al culto ripristinandone l’antica funzione. Il 26 luglio di ogni anno, festa di S. Anna, vi si celebrava una messa. All’interno si conservano alcune opere d’arte di un certo interesse: un dipinto ad olio su tela (cm 200 x 150) che raffi gura S. Anna, la Vergine e San Gioacchino (opera di ignoto autore modenese del XVII secolo) e, alla base dell’altare, un paliotto policromo in scagliola, opera pregevole della seconda metà del seicento attribuita al carpigiano Giovan Marco Barzelli. Attualmente l’oratorio non è visitabile.

 
Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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