Musei
È la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.
Molto interessante è anche il materiale di epoca romana rinvenuto in zona prevalentemente attraverso ricognizioni di superficie, in particolare nel territorio di Massa Finalese. La Sezione Geologica è rappresentata da oltre 800 campioni di rocce e minerali provenienti dall’Italia e dall’estero, tra i quali si distinguono alcuni campioni raccolti in Antartide durante una spedizione nazionale nel 1988-89. La Sezione Mineralogica è stata arricchita da un recente lascito del Prof. Paolo Gallitelli, noto studioso e docente universitario. All’interno di una piccola camera oscura è inoltre possibile ammirare particolari campioni di rocce, minerali e fossili illuminati da una luce ultravioletta che ne mette in risalto il carattere fluorescente. La Sezione Paleontologica vanta oltre mille campioni appartenenti alla vita animale e vegetale. I reperti sono databili da 600 milioni di anni fa (Era Paleozoica - Primaria) a un milione di anni fa (Era Cenozoica - Quaternaria). Tra gli oggetti di particolare interesse si segnala il calco dello scheletro di “Lucy”, l’Australopitecus afarensis, uno dei primi ominidi comparsi sulla terra circa 3 milioni di anni fa. La Sezione di Malacologia e vita marina completa le raccolte con oltre 200 reperti, costituiti da conchiglie, campioni di colonie coralline e spugne. Il materiale proviene da diversi tipi di ambiente marino, da quello tropicale al temperato e glaciale.
Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.
Particolarmente interessanti sono anche le testimonianze sull’antica numerazione civica settecentesca e i plastici che riproducono il convento dei Cappuccini, quello di Santa Chiara e l’intero territorio comunale agli esordi del seicento. Gli scarriolanti sono ricordati con una ricca documentazione iconografica accanto ad una scultura raffigurante la testa del deputato socialista Gregorio Agnini, paladino dei loro diritti. Da segnalare infine la Sezione Ebraica, caratterizzata da numerosi reperti che sono frutto di prestiti, di donazioni e di appassionate ricerche. Vi sono esposti una lapide del 1734 con il nome del rabbino Refaèl Shelomò Levi ed un lavello, anch’esso settecentesco, provenienti dalla camera mortuaria della Casa del Custode, oltre ad alcuni oggetti rituali prestati dalla Comunità Ebraica di Modena: tali oggetti sono esposti in una vetrina che contiene anche la medaglia e l’attestato di “Giusto del Mondo” conferiti nel 1974 a don Benedetto Richeldi, che li ha donati al museo. Un settore particolare è dedicato all’avventurosa vita e alle scoperte archeologiche nel regno di Lahore del più illustre tra gli ebrei finalesi, il generale Rubino Ventura (Finale 1794 – Toulose 1858).
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