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Monumento a Gregorio Agnini Stampa E-mail

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

Eletto deputato al Parlamento del Regno ininterrottamente dal 1891 al 1926, visse esiliato dalla sua terra natale durante il periodo fascista, come sorvegliato speciale. Con la fi ne del secondo confl itto mondiale, fu richiamato in Parlamento come primo Presidente della Consulta Nazionale, dove il 25 settembre 1945 ne pronunciò il discorso di insediamento. Si spense appena pochi giorni dopo, il 5 ottobre 1945.

 


Palazzo Borsari

Edificato su un preesistente edifi cio nel 1775 da Antonio Borsari per il secondo e il terzogenito dei suoi fi gli, questo è il più recente dei numerosi palazzi che sorsero a partire dal XVII secolo ai bordi della strada denominata “la fossa”, un tempo occupata dal fossato a nord delle mura che sino al 1554 recinsero la città. Nella sua lunga facciata spicca un bel portale di ingresso ad arco, in blocchi di marmo bianco. Nel corso dei secoli successivi il palazzo ha subito numerosi interventi che in parte ne hanno modifi cato l’antico impianto interno.

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San Giovanni Nepomuceno

Giovanni nacque verso il 1340 a Nepomouk, in Boemia. Fu consacrato sacerdote a Praga e divenne uno stimato predicatore. Nella corte della capitale trovò un grande seguito, a cominciare dalla regina Giovanna di Baviera che lo scelse come suo confessore. Il re Venceslao IV, assai geloso della consorte e sospettoso della sua infedeltà, cercò di costringere Giovanni a rivelargli i segreti appresi in confessione. L’ostinato rifi uto del sacerdote convinse il re a decretarne la morte. Una notte i soldati lo prelevarono dalla sua prigione e lo gettarono nelle fredde acque del fi ume Moldava dall’alto del ponte Carlo IV; era l’anno 1393. Il suo corpo venne recuperato dalla popolazione infuriata e fu subito oggetto di grande venerazione. Santifi cato nell’ottobre del 1729, San Giovanni Nepomuceno è considerato il protettore di chi naviga sui fi umi, e statue con la sua effi gie sono spesso visibili in prossimità dei ponti di numerose città europee.

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Chiesa di San Nicola da Tolentino ( o del Seminario )

Fu costruita nel 1606, insieme all’annesso convento, dai frati minori osservanti (o zoccolanti), che intitolarono tutto il complesso alla Santissima Trinità. Nel 1722 fu innalzato l’attuale campanile e nel 1756 la chiesa fu ristrutturata in una forma più ampia e più bella. Dal 1771, quando l’ordine dei minori osservanti fu soppresso e sostituito da quello degli agostiniani, la chiesa fu chiamata alternativamente Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino sino al 1798, l’anno in cui anche l’ordine degli agostiniani fu soppresso da Napoleone e tutti i loro beni furono incamerati dallo Stato. Caduto Napoleone e ritornati gli Estensi, il duca Francesco IV destinò a scuole gli ambienti dell’ex convento, la cui proprietà fu restituita all’arcivescovo di Modena nel 1821; l’anno successivo vi fu istituito un collegio educativo chiamato Seminario degli Oblati. Dal 1911 al 1933 l’ex convento fu sede dei salesiani, sotto la cui direzione fu ultimato nel 1927 un grandioso restauro della chiesa. Dal 1934 al 1942 ritornò ad essere Seminario Diocesano, quindi dal 1942 al 1947 vi si insediarono i Padri Bianchi, sostituiti nel 1948 dai sacerdoti di don Orione; questi ultimi vi sono rimasti sino ad epoca recente.

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Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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