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Monumento a Giuseppe Garibaldi Stampa E-mail

Voluto dai cittadini fi nalesi per ricordare la sosta che l’Eroe dei Due Mondi fece nella nostra città il 6 settembre 1859, il monumento si compone di un alto pilastro in arenaria sormontato da un busto in marmo bianco raffi gurante Garibaldi, opera dello scultore Brivio. Inaugurato nel 1886, il monumento era collocato in uno spazio inizialmente assai ridotto, che successivamente fu ampliato in forma circolare dotandolo di un giardino recintato e di una elegante cancellata in ferro, rimossa negli anni quaranta del Novecento per essere fusa per fornire armi all’Italia in guerra.

 


Palazzo Villa - Località Cà Bianca

Il territorio di Ca’ Bianca, alla destra del Panaro nel finalese, ha sempre avuto una grande importanza. Situate al confine del modenese con il bolognese, alla fine del XIV secolo queste terre pervennero in feudo al marchese Francesco Naselli, segretario ducale. In seguito alla sua caduta in disgrazia, le terre ritornarono in possesso della Camera Ducale, ma nel 1536 il duca Ercole II cedette il feudo al marchese Francesco Villa (che nel 1538 fu governatore di Modena). L’antico palazzo, da lui costruito in prossimità del luogo di attraversamento del Panaro, svolse anche una funzione di controllo su quella via di comunicazione; infatti vi sono ancora presenti, sul fronte verso il fiume, delle feritoie di avvistamento. Il complesso architettonico è costituito da una torre - colombaia isolata e da una corte chiusa sulla quale si affaccia il palazzo padronale, caratterizzato da un tipico stile ferrarese.

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Monumento ai Combattenti (Guerra di Liberazione).

Situato nel Piazzale Don Giovanni Bosco, è costituito da un grande blocco di marmo che poggia su un ampio basamento triangolare. Il monumento, inaugurato il 25 aprile 1998, ricorda gli eventi bellici che il 22 aprile del 1945 portarono a convergere a Finale Emilia, dopo 12 giorni di duri scontri, l’ottava armata britannica e la quinta armata americana, affi ancate dall’esercito italiano con tre divisioni ausiliarie. Il ricongiungimento degli eserciti alleati e l’incessante opera dei partigiani contribuirono alla sconfi tta dell’esercito tedesco, aprendo velocemente la strada verso la completa liberazione dell’Italia.

 
Chiesa di Santa Elisabetta

Non esistono notizie certe sull’epoca di costruzione di questa chiesa, che forse già esisteva quando il fi ume Reno scorreva in questi luoghi. L’unica data in nostro possesso è il 1465, l’anno in cui vi fu collocato il fonte battesimale. Il campanile più basso ed antico, che risale al 1506 e si eleva di pochi metri al di sopra dell’edifi cio sul lato ovest, era dotato in passato di due campane e di un orologio. Ad esso si contrappone sul lato est il più alto e moderno campanile (38 m.), costruito a partire dal 1933 e terminato nel 1948, dopo varie interruzioni dei lavori. E’ fornito di tre campane ivi collocate nel 1948, l’anno in cui fu rifusa la campana maggiore, unica superstite delle spogliazioni causate nel 1943 dalla guerra. La chiesa di Santa Elisabetta si presenta con una navata centrale fiancheggiata da due laterali dove sono collocati otto altari minori e con un’abside di grandissima profondità. La facciata dell’edificio mantiene pressoché inalterate le caratteristiche cinquecentesche del corpo centrale e sotto il timpano risalta una bella trabeazione dorica che presenta inserti a rosette e bucrani inseriti tra triglifi. Questo motivo ornamentale è tipico di molti edifici di età classica e fu spesso utilizzato in epoca rinascimentale per abbellire chiese e palazzi (ne è un esempio il Palazzo Albergati di Bologna).

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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