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Chiesa di San Bartolomeo ( o della Buona Morte ) Stampa E-mail

La chiesa si trova al centro della maggiore delle piazze di Finale Emilia. Fu edifi cata nel 1504 dalla Confraternita della Morte e consacrata dal cardinale Ippolito d’Este il 26 agosto 1518, come ricorda un’epigrafe incisa su una pietra nella sagrestia. Probabilmente in passato l’edifi cio, dinanzi al quale era collocato un ponte che attraversava il Canaletto dei Mulini, appariva più maestoso di ciò che suggerisce l’aspetto odierno. La simmetria dei due corpi laterali adiacenti, oggi adibiti ad abitazioni e ad attività commerciali, bilancia in modo armonioso l’architettura della facciata della chiesa, che è in stile neoclassico, con un elegante portico sorretto da quattro colonne in stile dorico. La nicchia che lo sovrasta ospita una statua in terracotta a tutto tondo raffi gurante San Bartolomeo che sorregge un grosso volume. La scultura fu fatta eseguire nel 1750 dal Padre Giuseppe Sivieri e alla stessa epoca risale anche l’attuale sistemazione architettonica della chiesa.

Il campanile, che si eleva di pochi metri al sopra dell’edificio, è cinquecentesco. Con l’invasione francese del 1796 il fabbricato subì notevoli danni, che si ripeterono nel 1866 quando la chiesa fu requisita per ospitare truppe. Nel 1869, e in vari altri momenti sino alla prima metà del Novecento, furono intrapresi diversi lavori di restauro, ma negli anni successivi la chiesa, non più utilizzata per le funzioni religiose, subì un notevole degrado. Solamente un decennio fa furono avviati risolutivi lavori di risanamento, consolidamento e restauro, che restituirono alla chiesa il suo antico splendore. Al termine dei lavori vi furono ricollocate, dopo averle restaurate, le numerose opere d’arte che erano da tempo sparse in diversi luoghi. L’interno si presenta con un'unica navata centrale e quattro altari laterali. Cornici in stucco di epoca settecentesca, che racchiudono dei dipinti, ricoprono le pareti. Nelle quattro tele ovali simmetricamente disposte su di esse sono raffigurati, partendo da destra, San Luca Evangelista, San Paolo Apostolo, San Pietro Apostolo, San Marco Evangelista: tutti questi quadri risalgono alla seconda metà del XVIII secolo.

 


Palazzo Finetti

La villa, di aspetto settecentesco ma con tutta probabilità di origine più antica, è contigua all’ospedale. La sua facciata è in Corso Cavour, mentre il resto della proprietà si estende sino a Via Trento Trieste, un tempo sede dell’alveo del Panaro della Lunga; su questo lato erano i fabbricati adibiti a magazzino e cantina. Il complesso attualmente si presenta con diversi edifi ci: quello padronale, che ultimamente servì di abitazione alla famiglia Finetti, fu acquistato nel 1843 dalla famiglia Onofri; non è noto a chi sia appartenuto in precedenza e chi l’abbia fatto costruire in origine. Sul retro si apre un giardino, ornato un tempo da belle fontane con giochi d’acqua, che conduce ai magazzini ed alle stalle per i cavalli. La famiglia Finetti ricoprì importanti ruoli sia pubblici che militari al servizio degli Estensi: Luigi Finetti (conte palatino e nobile dal 1825), capitano del duca di Modena Francesco IV, dopo il 1815 acquistò, per conto del sovrano, dai marchesi Obizzi la loro antica residenza “La Quiete”. La famiglia fu anche proprietaria di una splendida villa seicentesca di campagna denominata “Casino Finetti”, situata in località Quattrina lungo il vecchio corso del Panaro. L’interno di Palazzo Finetti, i cui ambienti sono decorati con belle pitture e pregevoli camini, oggi ospita vari uffi ci ad uso socio-sanitario. Tutta la proprietà è stata infatti acquisita in anni recenti dal Comune di Finale Emilia, che assieme all’Azienda Sanitaria locale ne ha curato il restauro. Uno dei saloni della villa all’epoca in cui era residenza privata.

 
Castello delle Rocche

Situato lungo l’antico corso del Naviglio (successivamente Panaro della Lunga, e oggi Via Trento e Trieste), mantiene pressoché intatto l’impianto quattrocentesco che fa di esso uno dei più cospicui castelli della Regione Emilia Romagna e un gioiello dell’architettura militare del XV secolo. Tuttavia, sebbene molte fonti riportino che fu costruito nel 1402 per volontà del marchese Nicolò III d’Este, il quale ne affi dò i lavori al noto architetto Bartolino Ploti da Novara (già autore dei castelli di Ferrara (1385) e di Mantova (1395), alcune sue parti risalgono ad un’epoca più antica, probabilmente al XIII o XIV secolo, se non ancora prima. Una di queste è il maschio, la più alta (m. 35) ed imponente delle sue torri, alla cui base gli scavi eseguiti nel 1983 hanno messo in luce un ampio arco che probabilmente costituiva l’antica porta del fortilizio preesistente a quello costruito da Bartolino. Un fossato circondava il castello su tre lati, mentre sul lato settentrionale il Canale costituiva un naturale elemento di difesa protetto dalle torri e da una cortina merlata, da dove era possibile esercitare uno stretto controllo sulla navigazione fl uviale. Nel 1424 Nicolò III affi dò ad un altro famoso architetto, Giovanni da Siena, il compito di adattare la fortezza militare a residenza degli Estensi, i quali spesso sostavano a Finale durante i loro viaggi tra Ferrara e Modena.

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Chiesa del Rosario

E’ considerata la più bella chiesa barocca della Bassa modenese. La sua costruzione fu determinata da un evento storico che vale le pena di ricordare. Nel 1570, quando la cristianità era minacciata dai Turchi, il papa San Pio V invitò i fedeli a pregare la Madonna avvalendosi del Rosario per scongiurare il grave pericolo; in quello stesso anno si formò a Finale la Confraternita del SS. Rosario. Nel 1571 i Veneziani sconfi ssero i Turchi nella battaglia di Lepanto e, poiché il papa aveva avuto una visione della vittoria nel momento stesso in cui essa si compiva, in tutto il mondo la devozione al SS. Rosario aumentò notevolmente, tanto che a Finale nel 1572 la confraternita decise di edifi care una chiesa ad esso dedicata. La chiesa originaria (1572 – 1580) era più piccola di quella attuale, che risale agli anni 1676 – 1689, quando fu ulteriormente abbellita. Nel 1647 vi era stato collocato un prezioso organo di Antonio Colonna (1595? – 1667) tuttora presente in una cassa lignea settecentesca dipinta di bianco con fregi dorati, l’organo ci rammenta che la chiesa fu spesso sede di eventi culturali e di concerti. Venne gravemente danneggiata da due alluvioni del Panaro nel 1770 e nel 1812, e più ancora dai Francesi nel 1799, quando fu utilizzata quale caserma per i soldati e stalla per i cavalli. Tra gli anni 1828 e 1838 la confraternita intraprese importanti lavori di restauro, che restituirono alla chiesa il suo primitivo splendore.

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Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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