Fu costruito nel 1669 da Carlo Grillenzoni in prossimità del canale Cavamento, il cui alveo sino alla fine dell’Ottocento occupava l’odierna Via Frassoni. Si tratta di un grande ed austero edificio, un tempo sede anche di magazzini per il commercio fluviale con Venezia. Di pianta rettangolare, presenta ai vertici quattro ali sporgenti: al centro, un androne ad altissimo volto consente l’accesso alla parte retrostante, dove un tempo si apriva un ampio giardino. Nel 1706 ospitò il principe Eugenio di Savoia, come ricorda un’epigrafe marmorea collocata sulla facciata, e dal 1737 fu per molti anni sede di un piccolo teatro ad uso esclusivo della nobiltà finalese. Oggi si presenta notevolmente rimaneggiato negli spazi interni, dove non rimangono visibili tracce del glorioso passato.
A destra della Torre dell’Orologio, oltre il vicolo in cui era un tempo situata la porta antica (vedi disegno dell’anno 1604, qui riprodotto), sono visibili due archi a sesto acuto, assai interrati sotto il livello stradale, uno dei quali è sormontato dalla terrazza di una casa nella cui parete sono distinguibili delle merlature: si tratta di un residuo dell’antica cinta muraria che probabilmente risale al 1213, l’anno di costruzione della torre. Sul lato opposto invece le mura, incorporate nelle case e visibili solamente dall’orto retrostante (via Monte Grappa), si prolungano sino ad un’altra torre angolare situata al n. 19 della Via Torre Portello; la loro tipologia architettonica risale al Quattrocento.
Il piccolo oratorio, che si trova in Via Zuffi , fu costruito nel 1597 ad opera della Confraternita della Morte. In seguito alle soppressioni religiose operate alla fi ne del settecento, l’oratorio fu adibito a magazzino e pervenne in seguito alla Congregazione di Carità. Nel 1912 fu venduto a privati e cambiò diversi proprietari. Nel 1930 la famiglia Rovatti, che ne era entrata in possesso, lo restaurò e lo riaprì al culto ripristinandone l’antica funzione. Il 26 luglio di ogni anno, festa di S. Anna, vi si celebrava una messa. All’interno si conservano alcune opere d’arte di un certo interesse: un dipinto ad olio su tela (cm 200 x 150) che raffi gura S. Anna, la Vergine e San Gioacchino (opera di ignoto autore modenese del XVII secolo) e, alla base dell’altare, un paliotto policromo in scagliola, opera pregevole della seconda metà del seicento attribuita al carpigiano Giovan Marco Barzelli. Attualmente l’oratorio non è visitabile.
Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.