Il territorio di Finale Emilia costituisce l’estremo lembo della Bassa modenese confi nante con le province di Ferrara e di Bologna. E’ situato a 15 metri sul livello del mare e comprende le frazioni di Massa Finalese, Reno Finalese, Casumaro, Canaletto e Casoni.

Sebbene nelle circostanti campagne siano affiorati reperti dell’età del bronzo e di epoca romana, Finale come borgo nasce soltanto all’inizio del secolo XI (le prime notizie risalgono all’anno 1009 e sono riportate in un documento nonantolano che estimonia l’esistenza di un castrum chiamato Finalis in località San Lorenzo).
Da sempre terra di confine, come indica il suo nome, esso fu fortificato dai Modenesi nel 1213 e nel 1306; di tali fortifi cazioni medioevali sussistono la Torre dell’Orologio, il mastio del Castello delle Rocche e parte delle mura. Nel XIII secolo il canale Naviglio (nel quale nel Quattrocento furono immesse le acque del fiume Panaro), fu deviato ed introdotto attraverso la porta occidentale nel cuore del borgo.
Con la creazione di un’ampia darsena situata ai piedi della Torre dell’Orologio, Finale si dotò di un porto fl uviale che ontrollava la navigazione tra Modena e Ferrara. La via d’acqua, che sfociando nel Po favoriva i contatti anche con la vicina Repubblica Veneta, permise al paese di acquisire una crescente importanza sia commerciale che militare.
Nel Quattrocento il castrum primitivo cominciò ad ampliarsi oltre le mura e la sua popolazione aumentò vistosamente.
L’incremento delle attività commerciali ed artigianali, unito alla facilità dei trasporti, attirò a Finale gli ebrei, che vi si insediarono nel 1541 dando vita ad una fiorente comunità. Dopo l’abbattimento delle mura, che avvenne nel 1554, il paese si ampliò ulteriormente acquisendo nuove strade ed edifici, tra i quali spicca oggi la chiesa del Rosario.
Oltre lo spazio occupato anticamente dalle fosse furono eretti magnifici palazzi nobiliari e nei primi decenni del Seicento si edificarono ben quattro conventi (Santa Chiara, la SS. Trinità, San Francesco d’Assisi, San Francesco di Paola), che vennero ad aggiungersi ai due già esistenti degli agostiniani e dei cappuccini. Oltre ai conventi, nel Cinquecento e nel Seicento sorsero numerose chiese: otto sono presenti attualmente, sei delle quali aperte al culto.
Per il suo aspetto romantico di città d’acqua, attraversata da tre canali e otto ponti, Finale si guadagnò l’appellativo di “Venezia degli Estensi”. Rimasto dal 1288 al 1859 sotto il dominio della Casa d’Este (fatta eccezione per i periodi 1306 – 1329, 1510 – 1521 e 1796 – 1814), ottenne nel 1779 da Francesco III, duca di Modena, il titolo di città. Alla fine del XIX secolo, quando fu chiuso e quindi interrato il ramo del Panaro che l’attraversava, esso perse il suo aspetto secolare di
città d’acqua e cambiò definitivamente il suo assetto urbanistico insieme a quello economico, già da qualche decennio impostato prevalentemente sull’agricoltura.
Tale connotazione rimase immutata sino al 1973, l’anno in cui si diede avvio alla costruzione di un polo industriale in località Ca’ Bianca. Attualmente l’economia si basa su una serie di attività molto diversificate, tra le quali prevale l’industria ceramica.
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