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Palazzo Frassoni

Il luogo in cui nacque Cesare Frassoni è erroneamente indicato da una lapide affi ssa alla fi ne dell’Ottocento su di una casa situata nella strada intitolata al grande storico fi nalese, ma il palazzo in cui egli venne alla luce ed abitò - che Giovanni Sola riconobbe per primo, e che è stato oggetto di studio da parte di Maria Pia Balboni – è quello di cui è qui riprodotta la facciata. Già nel 1654 risultava di proprietà di Cesare Frassoni – bisnonno dell’omonimo storico – che l’aveva acquistato dalla famiglia Bressi e nel corso dei secoli ospitò personaggi illustri, tra i quali i principi estensi. Ereditato dai Passerini nel 1808, ha subìto varie ristrutturazioni e frazionamenti, ma ancora esibisce tracce dell’antico splendore: sono la scala in cotto che conduce al piano nobile e due nicchie che racchiudono due statue, raffi guranti Giunone incoronata e Apollo che regge una cetra.

 
Chiesa del Rosario

E’ considerata la più bella chiesa barocca della Bassa modenese. La sua costruzione fu determinata da un evento storico che vale le pena di ricordare. Nel 1570, quando la cristianità era minacciata dai Turchi, il papa San Pio V invitò i fedeli a pregare la Madonna avvalendosi del Rosario per scongiurare il grave pericolo; in quello stesso anno si formò a Finale la Confraternita del SS. Rosario. Nel 1571 i Veneziani sconfi ssero i Turchi nella battaglia di Lepanto e, poiché il papa aveva avuto una visione della vittoria nel momento stesso in cui essa si compiva, in tutto il mondo la devozione al SS. Rosario aumentò notevolmente, tanto che a Finale nel 1572 la confraternita decise di edifi care una chiesa ad esso dedicata. La chiesa originaria (1572 – 1580) era più piccola di quella attuale, che risale agli anni 1676 – 1689, quando fu ulteriormente abbellita. Nel 1647 vi era stato collocato un prezioso organo di Antonio Colonna (1595? – 1667) tuttora presente in una cassa lignea settecentesca dipinta di bianco con fregi dorati, l’organo ci rammenta che la chiesa fu spesso sede di eventi culturali e di concerti. Venne gravemente danneggiata da due alluvioni del Panaro nel 1770 e nel 1812, e più ancora dai Francesi nel 1799, quando fu utilizzata quale caserma per i soldati e stalla per i cavalli. Tra gli anni 1828 e 1838 la confraternita intraprese importanti lavori di restauro, che restituirono alla chiesa il suo primitivo splendore.

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San Francesco d'Assisi

La chiesa e il convento risalgono al 1631. La costruzione del complesso monastico si deve ai frati minori conventuali, che giunsero al Finale nel 1625. Dopo la soppressione dell’ordine, avvenuta per decreto ducale nel 1768, tutti gli arredi, le tele, gli argenti e la ricca biblioteca vennero trasferiti a Modena. Nel 1770 gli edifi ci del convento furono destinati ad uso scolastico, ma nel 1836 vi si stabilirono i missionari redentoristi, che si prodigarono per il recupero del fabbricato danneggiato da un’alluvione del Panaro.

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Palazzo Borsari

Edificato su un preesistente edifi cio nel 1775 da Antonio Borsari per il secondo e il terzogenito dei suoi fi gli, questo è il più recente dei numerosi palazzi che sorsero a partire dal XVII secolo ai bordi della strada denominata “la fossa”, un tempo occupata dal fossato a nord delle mura che sino al 1554 recinsero la città. Nella sua lunga facciata spicca un bel portale di ingresso ad arco, in blocchi di marmo bianco. Nel corso dei secoli successivi il palazzo ha subito numerosi interventi che in parte ne hanno modifi cato l’antico impianto interno.

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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Palazzo Frassoni

Il luogo in cui nacque Cesare Frassoni è erroneamente indicato da una lapide affi ssa alla fi ne dell’Ottocento su di una casa situata nella strada intitolata al grande storico fi nalese, ma il palazzo in cui egli venne alla luce ed abitò - che Giovanni Sola riconobbe per primo, e che è stato oggetto di studio da parte di Maria Pia Balboni – è quello di cui è qui riprodotta la facciata. Già nel 1654 risultava di proprietà di Cesare Frassoni – bisnonno dell’omonimo storico – che l’aveva acquistato dalla famiglia Bressi e nel corso dei secoli ospitò personaggi illustri, tra i quali i principi estensi. Ereditato dai Passerini nel 1808, ha subìto varie ristrutturazioni e frazionamenti, ma ancora esibisce tracce dell’antico splendore: sono la scala in cotto che conduce al piano nobile e due nicchie che racchiudono due statue, raffi guranti Giunone incoronata e Apollo che regge una cetra.

 
Monumento dello Scariolante

Situato in una piazzetta alberata di fronte al castello, questo singolare monumento vuole ricordare lo scarriolante, la tipica fi gura di lavoratore che ha contribuito in modo determinante alla nascita ed al prosperare dell’ambiente in cui oggi viviamo. Sebbene disponesse soltanto della forza delle sue braccia e di una carriola, è grazie a lui che sono state effettuate le poderose opere di bonifi ca di gran parte della nostra regione. Gli scarriolanti furono anche protagonisti, grazie al coordinamento di Gregorio Agnini, della nascita del primo nucleo di lavoratori organizzati, “l’Associazione Operai - Braccianti di Finale Emilia”; era il primo aprile 1886. Il monumento è stato inaugurato il 13 luglio 1985; l’opera, ideata e promossa dal Gruppo Culturale R 6J6, è stata creata grazie al contributo della ditta Fiori di Finale Emilia, che ha realizzato la fi gura ricavandola da una lastra in ferro, e della Cooperativa Muratori di Mirandola, che ne ha costruito il basamento.

 
Chiesa di San Francesco di Paola ( o del Cimitero )

La chiesa e il convento dei frati minimi di San Francesco di Paola furono eretti a partire dal 1625 sull’antico argine del Panaro della Lunga. Inizialmente la chiesa era di dimensioni più ridotte di quelle attuali e ad una sola navata, ma nel 1752 furono avviati dei lavori che ne ampliarono il volume e vi aggiunsero delle volte in cannucciato, le quali occultarono alla vista sino alla fi ne del secolo scorso alcune pitture; nel 1760 fu anche innalzato il campanile, dotandolo di un orologio, e il 23 giugno di quello stesso anno il vescovo di Modena Giuseppe Maria Fogliari consacrò l’altare maggiore dedicato a San Francesco di Paola, altare di cui era titolare l’Arte dei Muratori, che veneravano il Santo quale loro patrono. Nel 1783, un anno infausto per l’ordine francescano poiché il duca di Modena Ercole III soppresse l’ordine dei minimi, tutte le migliori opere d’arte della chiesa e del convento furono trasferite a Modena (tra queste un quadro di Guido Reni e un San Francesco di Paola dello Stringa).

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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