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Castello delle Rocche

Situato lungo l’antico corso del Naviglio (successivamente Panaro della Lunga, e oggi Via Trento e Trieste), mantiene pressoché intatto l’impianto quattrocentesco che fa di esso uno dei più cospicui castelli della Regione Emilia Romagna e un gioiello dell’architettura militare del XV secolo. Tuttavia, sebbene molte fonti riportino che fu costruito nel 1402 per volontà del marchese Nicolò III d’Este, il quale ne affi dò i lavori al noto architetto Bartolino Ploti da Novara (già autore dei castelli di Ferrara (1385) e di Mantova (1395), alcune sue parti risalgono ad un’epoca più antica, probabilmente al XIII o XIV secolo, se non ancora prima. Una di queste è il maschio, la più alta (m. 35) ed imponente delle sue torri, alla cui base gli scavi eseguiti nel 1983 hanno messo in luce un ampio arco che probabilmente costituiva l’antica porta del fortilizio preesistente a quello costruito da Bartolino. Un fossato circondava il castello su tre lati, mentre sul lato settentrionale il Canale costituiva un naturale elemento di difesa protetto dalle torri e da una cortina merlata, da dove era possibile esercitare uno stretto controllo sulla navigazione fl uviale. Nel 1424 Nicolò III affi dò ad un altro famoso architetto, Giovanni da Siena, il compito di adattare la fortezza militare a residenza degli Estensi, i quali spesso sostavano a Finale durante i loro viaggi tra Ferrara e Modena.

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Monumento a Gregorio Agnini

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

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Chiesa dell'Annunziata

La chiesa, che oggi tutti conoscono con il nome di Annunziata, sorse originariamente come chiesa delle Stimmate e fu costruita nel 1627 dall’ omonima confraternita, costituitasi un anno prima. Nel 1680 furono eseguiti importanti lavori di restauro e di abbellimento. Nel 1784 divenne sede della Confraternita dell’Annunziata, che era stata costretta ad abbandonare la sua sede primitiva (situata accanto al Duomo) e a trasferire in questa chiesa le preziose opere d’arte contenute in quella vecchia, che fu poi demolita nel 1798. Tra le tante opere qui trasferite vi era lo splendido gruppo marmoreo dell’Annunciazione, che fu collocato sopra il portale di ingresso. Ultimamente questa scultura è stata rimossa e si trova all’interno del Duomo. Il trasferimento della Confraternita dell’Annunziata fu l’occasione per altri importanti lavori di restauro della chiesa, la cui facciata fu trasformata imprimendole uno stile neoclassico. Altri interventi ebbero luogo nel 1864, nel 1945-46 e in tempi recenti.

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Palazzo Comunale

Questo bel palazzo fu costruito nel 1744 sopra un preesistente edifi cio della Comunità, i cui resti sono visibili nel vano del sottoscala, dove sono esposti alcuni dei reperti ceramici rinvenuti durante recenti lavori di restauro. La sua architettura si conforma ai caratteri del razionalismo estense tipici di quell’epoca e riscontrabili in molti palazzi modenesi. La sobria bellezza dell’edifi - cio è ingentilita dalla torre centrale, che termina con la cella campanaria sormontata da una copertura in rame a cipolla. La torre è ornata da un grande orologio pubblico, dallo stemma comunale e da una bella statua barocca raffi gurante San Zenone, dichiarato nel 1745 protettore della città; la statua (in marmo bianco, alta cm. 190) è opera dello scultore veneziano Paolo Groppelli, ed il cartiglio ai suoi piedi racchiude le parole Protector noster aspice (nostro protettore guardaci). All’interno dell’edifi cio vi sono pregevoli opere. La statua in bronzo di fi anco all’ascensore al piano terra, raffi gurante un giovane, è dello scultore contemporaneo Augusto Murer.

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Palazzo Cassetti

Di questo antico edifi cio seicentesco purtroppo rimangono visibili poche tracce. Nella facciata spicca il grande portale di ingresso in pietra che esibiva sulla sommità dell’arco lo stemma della famiglia Cassetti, nell’androne rimane un bel portale settecentesco sostenuto da due pilastri. Da osservare la bella torre colombaia adiacente all’edifi cio sul lato est, rientrata dalla strada; è una bella costruzione in mattoni a vista con cornici sporgenti disposte a varie altezze, nella cui parte superiore si apre una fi nestra ad arco a tutto sesto. Della famiglia Cassetti fece parte anche Francesco, nato nel 1798 e di professione medico. Dopo i moti rivoluzionari del 1831, costretto all’esilio, si rifugiò in Francia a Grézieu-La-Varenne, dove esercitò la sua professione divenendone sindaco nel 1870. A ricordo dell’episodio, nel 1966 Finale Emilia si è gemellata con la cittadina francese: un sodalizio (voluto dal sindaco di allora Angelo Sola) che continua ancora oggi indissolubilmente.

 
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Palazzo Bresciani-Rodriguez

Si tratta di un bell’edificio tardo settecentesco costruito dalla famiglia Bresciani. Al piano nobile sono ancora presenti pregevoli decorazioni pittoriche che ricoprono l’intera loggia, dalle pareti al soffi tto. Alla loggia si accede mediante un elegante scalone a tre rampe. Dal cortile interno è visibile l’antica torre padronale che si innalza di alcuni metri al di sopra del tetto. Recenti lavori di ristrutturazione hanno recuperato la struttura alterandone però in parte i volumi interni, destinati ad accogliere abitazioni ed uffi ci.

 
Monumento a Gregorio Agnini

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

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Santuario di Santa Maria degli Angeli ( Località Obici )

La chiesetta, già presente nelle carte topografi che seicentesche, è un oratorio costruito in tempi antichi ai piedi del vecchio argine del Panaro appositamente per i paroni e i marinai. I marchesi Obizzi vi costruirono accanto il loro palazzo e l’utilizzarono come chiesa privata; dopo l’abbandono, ha funzionato come oratorio di campagna per il mondo rurale. Il 4 settembre 1981, in seguito a lavori di restauro, sotto il pavimento dell’altare è stata rinvenuta una tela con l’immagine della Madonna circondata dagli Angeli; il quadro è stato benedetto a Roma nel 1982 dal papa Giovanni Paolo II. Terminati nel 1988 i lavori di ricostruzione, la chiesetta divenne subito luogo di pellegrinaggio e dal 1 gennaio 1995, per decreto arcivescovile, è Santuario Mariano. L’oratorio ha una sola navata con tre archi che lo dividono dal presbiterio, dove è situato l’unico altare. La nicchia nell’abside ospita una statua in cartapesta della Vergine, opera di pregevole fattura del Graziani. Alle pareti sono affi ssi quattro dipinti raffi guranti i Misteri del Rosario del pittore Franco Vignazia. La chiesa è stata recentemente arricchita da un dipinto del XVII secolo della scuola di Federico Barocci, che raffi gura la Crocifi ssione con S. Giovanni Evangelista, la Madonna e la Maddalena.

 
Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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