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Torre dei Modenesi ( o dell' Orologio )

La torre (alta m. 31,94, e dichiarata monumento nazionale alla fi ne dell’Ottocento) rappresenta, insieme ai resti delle mura che la fi ancheggiano, la testimonianza più antica del Finale medioevale. La sua base è interrata vari metri sotto al livello stradale; la parte visibile ha elementi quattrocenteschi, ma l’origine della torre risale al 1213, l’anno in cui fu costruita dal Comune di Modena, che le diede il suo nome (Torre dei Modenesi) e che contribuì a ripararla nel 1310 dai danni subiti nel corso di una guerra tra Guelfi e Ghibellini. Nel primo cinquecento, all’epoca in cui Finale fu per breve tempo in possesso del papa Giulio II (1510 – 1521), la famiglia Magni ottenne l’investitura di poter abitare nella torre dietro pagamento di un annuo livello, così che la torre fu detta dei Magni sino al 1526, quando vivenne trasferito un orologio che si trovava su un’altra torre vicina pericolante e in seguito abbattuta. In quello stesso anno vi fu costruito un torresino che ospitava la campana e da allora in poi venne chiamata Torre dell’Orologio.

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Resti delle Mura

A destra della Torre dell’Orologio, oltre il vicolo in cui era un tempo situata la porta antica (vedi disegno dell’anno 1604, qui riprodotto), sono visibili due archi a sesto acuto, assai interrati sotto il livello stradale, uno dei quali è sormontato dalla terrazza di una casa nella cui parete sono distinguibili delle merlature: si tratta di un residuo dell’antica cinta muraria che probabilmente risale al 1213, l’anno di costruzione della torre. Sul lato opposto invece le mura, incorporate nelle case e visibili solamente dall’orto retrostante (via Monte Grappa), si prolungano sino ad un’altra torre angolare situata al n. 19 della Via Torre Portello; la loro tipologia architettonica risale al Quattrocento.

 
Castello Carrobbio

Si tratta di una delle maggiori residenze presenti nel territorio della Bassa modenese. Il castello tuttavia non è così antico come sembrerebbe a prima vista: infatti fu costruito per volontà di Vittorio Sacerdoti, conte di Carrobio, dal 1898 al 1900. A questo periodo risale il suo primo nucleo, che fu successivamente ampliato negli anni 1911 - 1914 su progetto dell’ingegnere Ettore Tosatti di San Felice sul Panaro. Il grande edifi cio si ispira come modello al castello tedesco di Tobitshau di cui era proprietario il fratello della moglie di Vittorio Sacerdoti, una nobildonna austriaca. Il castello è circondato da un ampio parco recintato e situato su quelle che un tempo furono le vaste proprietà terriere del conte di Carrobio; queste includevano anche il bosco della Saliceta, una ex tenuta ducale che si trovava tra i comuni di Camposanto e San Felice sul Panaro. Il complesso, di grande effetto scenografico, venne costruito come residenza temporanea, ma svolse anche un importante ruolo di rappresentanza.

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Monumento ai Caduti

Il monumento si compone di una bianca statua marmorea che rappresenta un fante in atteggiamento di “ultimato dovere”, opera dello scultore Amedeo Colla. La fi gura, alta due metri, è collocata su di un basamento rivestito in marmo di Verona sui cui lati sono scolpiti i nomi dei cittadini massesi caduti nella guerra 1915 - 1918. Nel 1995, a completamento di un minuzioso lavoro di restauro del monumento, sono state collocate nel basamento due lapidi in marmo che ricordano i caduti militari, i partigiani e i civili che hanno sacrifi cato la loro vita per la conquista della libertà durante il secondo confl itto mondiale.

 
Casino dei Vecchi (Reno Finalese, Loc. Campodoso)

Questa bella villa di campagna è un complesso del XVIII secolo di grande interesse. Anticamente detta “San Paolo”, è formata da un fabbricato padronale e da una corte chiusa sulla quale si affacciano i retrostanti fabbricati di servizio. La villa mantiene inalterato l’impianto settecentesco. Nel centro della facciata si erge un’altana sormontata da una piccola edicola in ferro che accoglie una campana. Nel timpano vi è la traccia di un orologio, mentre sotto l’ampia fi nestra con balaustra campeggia lo stemma marmoreo dei Vecchi, costruttori dell’edifi cio. Questa nobile famiglia rivestì nei secoli importanti cariche pubbliche sia a Finale che nel ducato estense. La villa ebbe in seguito diversi proprietari e agli inizi del XIX secolo fu oggetto di un forte interesse da parte del duca Francesco IV, che inutilmente tentò più volte di acquistarla. Su un lato del giardino si affaccia un antico oratorio, ben conservato ed intitolato alla Beata Vergine del Carmine. Sia l’edifi cio principale che l’oratorio, alla fi ne del XVIII secolo, risultavano di proprietà dei carmelitani di San Paolo di Ferrara; alcuni loro confratelli dimoravano in questo luogo, detto “della guardia”, pertanto si può presumere che il fabbricato abbia svolto per un certo periodo anche funzioni religiose.

 
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Villa Angela ( Massa Finalese )

Costruito tra la fi ne dell’ottocento e l’inizio del novecento sopra una preesistente struttura, questo edifi cio si presenta con un’architettura che si ispira ad antichi castelli, in particolare a quello coevo di Carrobio, poco distante. Vi sono presenti due torri contrapposte, una a pianta quadrata che si eleva al di sopra della costruzione, l’altra semicircolare, in linea con il coronamento merlato che percorre il perimetro su tre lati. La villa, circondata da un ampio giardino, è stata completamente restaurata.

 
Resti delle Mura

A destra della Torre dell’Orologio, oltre il vicolo in cui era un tempo situata la porta antica (vedi disegno dell’anno 1604, qui riprodotto), sono visibili due archi a sesto acuto, assai interrati sotto il livello stradale, uno dei quali è sormontato dalla terrazza di una casa nella cui parete sono distinguibili delle merlature: si tratta di un residuo dell’antica cinta muraria che probabilmente risale al 1213, l’anno di costruzione della torre. Sul lato opposto invece le mura, incorporate nelle case e visibili solamente dall’orto retrostante (via Monte Grappa), si prolungano sino ad un’altra torre angolare situata al n. 19 della Via Torre Portello; la loro tipologia architettonica risale al Quattrocento.

 
Chiesa di San Nicola da Tolentino ( o del Seminario )

Fu costruita nel 1606, insieme all’annesso convento, dai frati minori osservanti (o zoccolanti), che intitolarono tutto il complesso alla Santissima Trinità. Nel 1722 fu innalzato l’attuale campanile e nel 1756 la chiesa fu ristrutturata in una forma più ampia e più bella. Dal 1771, quando l’ordine dei minori osservanti fu soppresso e sostituito da quello degli agostiniani, la chiesa fu chiamata alternativamente Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino sino al 1798, l’anno in cui anche l’ordine degli agostiniani fu soppresso da Napoleone e tutti i loro beni furono incamerati dallo Stato. Caduto Napoleone e ritornati gli Estensi, il duca Francesco IV destinò a scuole gli ambienti dell’ex convento, la cui proprietà fu restituita all’arcivescovo di Modena nel 1821; l’anno successivo vi fu istituito un collegio educativo chiamato Seminario degli Oblati. Dal 1911 al 1933 l’ex convento fu sede dei salesiani, sotto la cui direzione fu ultimato nel 1927 un grandioso restauro della chiesa. Dal 1934 al 1942 ritornò ad essere Seminario Diocesano, quindi dal 1942 al 1947 vi si insediarono i Padri Bianchi, sostituiti nel 1948 dai sacerdoti di don Orione; questi ultimi vi sono rimasti sino ad epoca recente.

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Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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