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Pieve di San Geminiano (Massa Finalese)

Dell’edificio originario, del quale si ha la certezza che già esistesse nel 1198, non rimane praticamente nulla a causa delle numerose ricostruzioni operate nei secoli. Il nucleo più antico della chiesa risale al 1385, ma essa fu ampliata nel 1538 e nel 1639. La facciata, molto rimaneggiata, fu completamente ricostruita nel 1895 su disegno dell’architetto finalese Giovanni Grossi. Il campanile originario, che era in stile romanico, fu demolito per lasciare spazio a quello attuale, alto ben 41 metri e dotato di cinque campane. Il nuovo campanile fu inaugurato alla presenza del cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna, il 12 giugno 1926.

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Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli ( Duomo )

La Chiesa Maggiore è una Collegiata, sede un tempo di canonici. L’edifi cio primitivo (caratterizzato dall’asse est – ovest obliquo rispetto alle costruzioni circostanti) venne alzato e ampliato con l’aggiunta dell’abside nel 1474 e del campanile nel 1567. Nel 1770 si diede avvio ad un rifacimento dell’interno in stile tardo barocco con stucchi, capitelli corinzi e soffi tto a volte su progetto del fi nalese Angelo Marescotti. Nel 1807 un altro fi nalese, Cesare Rossi, realizzò in stile neoclassico la facciata attuale, nel cui timpano campeggia lo stemma della Comunità del Finale, replicato al centro del pavimento della chiesa. Le volte delle tre navate sono state dipinte a secco dal finalese Giuseppe Busuoli (1894 – 1948) negli anni 1942 – 43.

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Monumento ai Combattenti (Guerra di Liberazione).

Situato nel Piazzale Don Giovanni Bosco, è costituito da un grande blocco di marmo che poggia su un ampio basamento triangolare. Il monumento, inaugurato il 25 aprile 1998, ricorda gli eventi bellici che il 22 aprile del 1945 portarono a convergere a Finale Emilia, dopo 12 giorni di duri scontri, l’ottava armata britannica e la quinta armata americana, affi ancate dall’esercito italiano con tre divisioni ausiliarie. Il ricongiungimento degli eserciti alleati e l’incessante opera dei partigiani contribuirono alla sconfi tta dell’esercito tedesco, aprendo velocemente la strada verso la completa liberazione dell’Italia.

 
Monumento a Giuseppe Garibaldi

Voluto dai cittadini fi nalesi per ricordare la sosta che l’Eroe dei Due Mondi fece nella nostra città il 6 settembre 1859, il monumento si compone di un alto pilastro in arenaria sormontato da un busto in marmo bianco raffi gurante Garibaldi, opera dello scultore Brivio. Inaugurato nel 1886, il monumento era collocato in uno spazio inizialmente assai ridotto, che successivamente fu ampliato in forma circolare dotandolo di un giardino recintato e di una elegante cancellata in ferro, rimossa negli anni quaranta del Novecento per essere fusa per fornire armi all’Italia in guerra.

 
Palazzo della Cassa di Risparmio di Mirandola

L’edificio si colloca sull’angolo di Via Mazzini e Corso Matteotti. È stato costruito nel 1929 per ospitare gli uffi ci della Cassa di Risparmio di Mirandola (una banca già attiva al Finale dal 1886 e che ancora non aveva una propria sede) su progetto dell’architetto mirandolese Mario Guerzoni, che si è ispirato all’architettura neogotica. All’interno, negli uffi ci direttivi, erano conservate sino a pochi anni fa due tele raffi guranti i Bonacatti, tre fratelli fi nalesi, i quali nel 1555 donarono tutti i loro beni all’erigendo Monte di Pietà per vestire poi l’abito dei cappuccini. Uno dei quadri, del XVII secolo e di autore ignoto, li ritrae con i loro genitori alle spalle, mentre l’altro, che li raffi gura nell’atto di impugnare insieme una croce, è stato attribuito a Fra Stefano da Carpi e risale alla prima metà del settecento. Entrambe le opere, che ora fanno parte della raccolta d’arte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Mirandola (la banca che nel 1941 assorbì tutti i beni del Monte di Pietà del Finale), si trovano oggi nel Castello dei Pico.

 
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Castello Carrobbio

Si tratta di una delle maggiori residenze presenti nel territorio della Bassa modenese. Il castello tuttavia non è così antico come sembrerebbe a prima vista: infatti fu costruito per volontà di Vittorio Sacerdoti, conte di Carrobio, dal 1898 al 1900. A questo periodo risale il suo primo nucleo, che fu successivamente ampliato negli anni 1911 - 1914 su progetto dell’ingegnere Ettore Tosatti di San Felice sul Panaro. Il grande edifi cio si ispira come modello al castello tedesco di Tobitshau di cui era proprietario il fratello della moglie di Vittorio Sacerdoti, una nobildonna austriaca. Il castello è circondato da un ampio parco recintato e situato su quelle che un tempo furono le vaste proprietà terriere del conte di Carrobio; queste includevano anche il bosco della Saliceta, una ex tenuta ducale che si trovava tra i comuni di Camposanto e San Felice sul Panaro. Il complesso, di grande effetto scenografico, venne costruito come residenza temporanea, ma svolse anche un importante ruolo di rappresentanza.

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Monumento ai Caduti

Il monumento si compone di una bianca statua marmorea che rappresenta un fante in atteggiamento di “ultimato dovere”, opera dello scultore Amedeo Colla. La fi gura, alta due metri, è collocata su di un basamento rivestito in marmo di Verona sui cui lati sono scolpiti i nomi dei cittadini massesi caduti nella guerra 1915 - 1918. Nel 1995, a completamento di un minuzioso lavoro di restauro del monumento, sono state collocate nel basamento due lapidi in marmo che ricordano i caduti militari, i partigiani e i civili che hanno sacrifi cato la loro vita per la conquista della libertà durante il secondo confl itto mondiale.

 
San Francesco d'Assisi

La chiesa e il convento risalgono al 1631. La costruzione del complesso monastico si deve ai frati minori conventuali, che giunsero al Finale nel 1625. Dopo la soppressione dell’ordine, avvenuta per decreto ducale nel 1768, tutti gli arredi, le tele, gli argenti e la ricca biblioteca vennero trasferiti a Modena. Nel 1770 gli edifi ci del convento furono destinati ad uso scolastico, ma nel 1836 vi si stabilirono i missionari redentoristi, che si prodigarono per il recupero del fabbricato danneggiato da un’alluvione del Panaro.

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Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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