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Palazzo Grillenzoni ( o dei Veneziani )

Fu costruito nel 1669 da Carlo Grillenzoni in prossimità del canale Cavamento, il cui alveo sino alla fine dell’Ottocento occupava l’odierna Via Frassoni. Si tratta di un grande ed austero edificio, un tempo sede anche di magazzini per il commercio fluviale con Venezia. Di pianta rettangolare, presenta ai vertici quattro ali sporgenti: al centro, un androne ad altissimo volto consente l’accesso alla parte retrostante, dove un tempo si apriva un ampio giardino. Nel 1706 ospitò il principe Eugenio di Savoia, come ricorda un’epigrafe marmorea collocata sulla facciata, e dal 1737 fu per molti anni sede di un piccolo teatro ad uso esclusivo della nobiltà finalese. Oggi si presenta notevolmente rimaneggiato negli spazi interni, dove non rimangono visibili tracce del glorioso passato.

 
Palazzo Borsari

Si tratta di un edificio imponente, la cui costruzione risale probabilmente alla seconda metà del XVIII secolo ad opera della famiglia Borsari, ricchi commercianti di grani. Dal punto di vista architettonico, è uno degli edifi ci privati più interessanti di tutta la Bassa modenese. Il palazzo non ha subito nei secoli grandi trasformazioni, eccettuati alcuni interventi funzionali che hanno interessato pochi spazi interni. Come altri edifi ci che lo fi ancheggiano, si affacciava sul Panaro, lungo il ramo detto di Cavamento. Sul retro si apriva un vasto giardino, oggi solo parzialmente conservato. All’interno gli spazi si articolano in ampie sale di rappresentanza e di ricevimento. Notevole è il grande scalone a tre rampe che conduce ai piani superiori, le cui sale sono fastosamente decorate con stucchi, pitture e quadri ad olio.

 
Palazzo Bortolazzi

Questo grande palazzo ha ora tre ingressi, rispettivamente in Via Cesare Battisti, Trento Trieste e nel Vicolo Palazzo Civico. Nel 1588 apparteneva a Matteo Vecchi, e nel Settecento alla famiglia Trombi; in seguito ne divenne proprietaria la famiglia Bortolazzi, che lo ampliò alla fi ne dell’Ottocento dopo l’interramento del Panaro della Lunga. La loggia tripartita con balcone che si affaccia sulla Via Trento Trieste fu costruita all’inizio del Novecento. Successivamente divenuto di proprietà del Comune di Finale Emilia, ospitò vari uffici pubblici, e negli anni ’20 fu ceduto al Partito Nazionale Fascista che vi trasferì la sua sede e vari altri uffici. Nel 1907 fu anche sede della Banca del Piccolo Credito Romagnolo.

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Chiesa di San Nicola da Tolentino ( o del Seminario )

Fu costruita nel 1606, insieme all’annesso convento, dai frati minori osservanti (o zoccolanti), che intitolarono tutto il complesso alla Santissima Trinità. Nel 1722 fu innalzato l’attuale campanile e nel 1756 la chiesa fu ristrutturata in una forma più ampia e più bella. Dal 1771, quando l’ordine dei minori osservanti fu soppresso e sostituito da quello degli agostiniani, la chiesa fu chiamata alternativamente Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino sino al 1798, l’anno in cui anche l’ordine degli agostiniani fu soppresso da Napoleone e tutti i loro beni furono incamerati dallo Stato. Caduto Napoleone e ritornati gli Estensi, il duca Francesco IV destinò a scuole gli ambienti dell’ex convento, la cui proprietà fu restituita all’arcivescovo di Modena nel 1821; l’anno successivo vi fu istituito un collegio educativo chiamato Seminario degli Oblati. Dal 1911 al 1933 l’ex convento fu sede dei salesiani, sotto la cui direzione fu ultimato nel 1927 un grandioso restauro della chiesa. Dal 1934 al 1942 ritornò ad essere Seminario Diocesano, quindi dal 1942 al 1947 vi si insediarono i Padri Bianchi, sostituiti nel 1948 dai sacerdoti di don Orione; questi ultimi vi sono rimasti sino ad epoca recente.

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Chiesa di San Francesco di Paola ( o del Cimitero )

La chiesa e il convento dei frati minimi di San Francesco di Paola furono eretti a partire dal 1625 sull’antico argine del Panaro della Lunga. Inizialmente la chiesa era di dimensioni più ridotte di quelle attuali e ad una sola navata, ma nel 1752 furono avviati dei lavori che ne ampliarono il volume e vi aggiunsero delle volte in cannucciato, le quali occultarono alla vista sino alla fi ne del secolo scorso alcune pitture; nel 1760 fu anche innalzato il campanile, dotandolo di un orologio, e il 23 giugno di quello stesso anno il vescovo di Modena Giuseppe Maria Fogliari consacrò l’altare maggiore dedicato a San Francesco di Paola, altare di cui era titolare l’Arte dei Muratori, che veneravano il Santo quale loro patrono. Nel 1783, un anno infausto per l’ordine francescano poiché il duca di Modena Ercole III soppresse l’ordine dei minimi, tutte le migliori opere d’arte della chiesa e del convento furono trasferite a Modena (tra queste un quadro di Guido Reni e un San Francesco di Paola dello Stringa).

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Palazzo Borsari

Si tratta di un edificio imponente, la cui costruzione risale probabilmente alla seconda metà del XVIII secolo ad opera della famiglia Borsari, ricchi commercianti di grani. Dal punto di vista architettonico, è uno degli edifi ci privati più interessanti di tutta la Bassa modenese. Il palazzo non ha subito nei secoli grandi trasformazioni, eccettuati alcuni interventi funzionali che hanno interessato pochi spazi interni. Come altri edifi ci che lo fi ancheggiano, si affacciava sul Panaro, lungo il ramo detto di Cavamento. Sul retro si apriva un vasto giardino, oggi solo parzialmente conservato. All’interno gli spazi si articolano in ampie sale di rappresentanza e di ricevimento. Notevole è il grande scalone a tre rampe che conduce ai piani superiori, le cui sale sono fastosamente decorate con stucchi, pitture e quadri ad olio.

 
Castello delle Rocche

Situato lungo l’antico corso del Naviglio (successivamente Panaro della Lunga, e oggi Via Trento e Trieste), mantiene pressoché intatto l’impianto quattrocentesco che fa di esso uno dei più cospicui castelli della Regione Emilia Romagna e un gioiello dell’architettura militare del XV secolo. Tuttavia, sebbene molte fonti riportino che fu costruito nel 1402 per volontà del marchese Nicolò III d’Este, il quale ne affi dò i lavori al noto architetto Bartolino Ploti da Novara (già autore dei castelli di Ferrara (1385) e di Mantova (1395), alcune sue parti risalgono ad un’epoca più antica, probabilmente al XIII o XIV secolo, se non ancora prima. Una di queste è il maschio, la più alta (m. 35) ed imponente delle sue torri, alla cui base gli scavi eseguiti nel 1983 hanno messo in luce un ampio arco che probabilmente costituiva l’antica porta del fortilizio preesistente a quello costruito da Bartolino. Un fossato circondava il castello su tre lati, mentre sul lato settentrionale il Canale costituiva un naturale elemento di difesa protetto dalle torri e da una cortina merlata, da dove era possibile esercitare uno stretto controllo sulla navigazione fl uviale. Nel 1424 Nicolò III affi dò ad un altro famoso architetto, Giovanni da Siena, il compito di adattare la fortezza militare a residenza degli Estensi, i quali spesso sostavano a Finale durante i loro viaggi tra Ferrara e Modena.

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Chiesa di Santa Elisabetta

Non esistono notizie certe sull’epoca di costruzione di questa chiesa, che forse già esisteva quando il fi ume Reno scorreva in questi luoghi. L’unica data in nostro possesso è il 1465, l’anno in cui vi fu collocato il fonte battesimale. Il campanile più basso ed antico, che risale al 1506 e si eleva di pochi metri al di sopra dell’edifi cio sul lato ovest, era dotato in passato di due campane e di un orologio. Ad esso si contrappone sul lato est il più alto e moderno campanile (38 m.), costruito a partire dal 1933 e terminato nel 1948, dopo varie interruzioni dei lavori. E’ fornito di tre campane ivi collocate nel 1948, l’anno in cui fu rifusa la campana maggiore, unica superstite delle spogliazioni causate nel 1943 dalla guerra. La chiesa di Santa Elisabetta si presenta con una navata centrale fiancheggiata da due laterali dove sono collocati otto altari minori e con un’abside di grandissima profondità. La facciata dell’edificio mantiene pressoché inalterate le caratteristiche cinquecentesche del corpo centrale e sotto il timpano risalta una bella trabeazione dorica che presenta inserti a rosette e bucrani inseriti tra triglifi. Questo motivo ornamentale è tipico di molti edifici di età classica e fu spesso utilizzato in epoca rinascimentale per abbellire chiese e palazzi (ne è un esempio il Palazzo Albergati di Bologna).

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Museo Civico, sezione del territorio

Il Museo del Territorio occupa il secondo piano dell’autostazione. Nacque da un progetto fi nalizzato a realizzare un sogno rimasto incompiuto, quello di riportare un giorno il Panaro nel suo antico alveo, che attraversava il centro della città. E’ stato realizzato nel 1991 dai volontari del Gruppo Culturale R 6J6 ed ospita numerosi plastici, documenti e reperti che illustrano i luoghi e i personaggi più signifi cativi del nostro territorio. La maggiore attrazione è costituita da un grande plastico in scala 1:25 (lungo 15 m.) che riproduce il centro storico di Finale come appariva nell’Ottocento, quando il fi ume lo attraversava nel tratto compreso tra l’antico Ponte della Chiusa e il Castello delle Rocche. Il museo è arricchito da interessanti testimonianze storiche: sono mappe, gride e riproduzioni di quadri ottocenteschi, oltre ad ingrandimenti di immagini catturate alla fine del XIX secolo dal fotografo Gian Battista Magni, che fanno rivivere l’atmosfera di Finale “città d’acqua”; ospita anche i modellini di una rascona (l’antica imbarcazione lunga circa 13 metri a fondo piatto utilizzata per il trasporto di merci e passeggeri) e del Bucintoro degli Specchi, la sfarzosa nave con cui si spostavano tra Modena e Ferrara i principi estensi e i loro ospiti.

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