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Ex Monastero di Santa Chiara

Il grande complesso dell’ex monastero fu inaugurato nel 1604 ed è stato più volte ampliato. L’impianto originario comprendeva, oltre agli edifi ci monastici, anche una chiesa di cui rimane oggi solo una traccia, mentre è ancora praticamente integro l’antico chiostro. Il monastero conobbe anni di grande sviluppo, che resero necessario un suo ampliamento nella seconda metà del seicento. Nel XVIII secolo iniziò una lenta decadenza del complesso a causa della diminuzione del numero delle monache e degli alti costi necessari alla sua manutenzione. Nel 1770, in seguito ad un’alluvione del Panaro, il monastero subì gravi danni e nel 1798 l’Ordine fu soppresso dal governo napoleonico che ne incamerò i beni.

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San Giovanni Nepomuceno

Giovanni nacque verso il 1340 a Nepomouk, in Boemia. Fu consacrato sacerdote a Praga e divenne uno stimato predicatore. Nella corte della capitale trovò un grande seguito, a cominciare dalla regina Giovanna di Baviera che lo scelse come suo confessore. Il re Venceslao IV, assai geloso della consorte e sospettoso della sua infedeltà, cercò di costringere Giovanni a rivelargli i segreti appresi in confessione. L’ostinato rifi uto del sacerdote convinse il re a decretarne la morte. Una notte i soldati lo prelevarono dalla sua prigione e lo gettarono nelle fredde acque del fi ume Moldava dall’alto del ponte Carlo IV; era l’anno 1393. Il suo corpo venne recuperato dalla popolazione infuriata e fu subito oggetto di grande venerazione. Santifi cato nell’ottobre del 1729, San Giovanni Nepomuceno è considerato il protettore di chi naviga sui fi umi, e statue con la sua effi gie sono spesso visibili in prossimità dei ponti di numerose città europee.

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Santuario di Santa Maria degli Angeli ( Località Obici )

La chiesetta, già presente nelle carte topografi che seicentesche, è un oratorio costruito in tempi antichi ai piedi del vecchio argine del Panaro appositamente per i paroni e i marinai. I marchesi Obizzi vi costruirono accanto il loro palazzo e l’utilizzarono come chiesa privata; dopo l’abbandono, ha funzionato come oratorio di campagna per il mondo rurale. Il 4 settembre 1981, in seguito a lavori di restauro, sotto il pavimento dell’altare è stata rinvenuta una tela con l’immagine della Madonna circondata dagli Angeli; il quadro è stato benedetto a Roma nel 1982 dal papa Giovanni Paolo II. Terminati nel 1988 i lavori di ricostruzione, la chiesetta divenne subito luogo di pellegrinaggio e dal 1 gennaio 1995, per decreto arcivescovile, è Santuario Mariano. L’oratorio ha una sola navata con tre archi che lo dividono dal presbiterio, dove è situato l’unico altare. La nicchia nell’abside ospita una statua in cartapesta della Vergine, opera di pregevole fattura del Graziani. Alle pareti sono affi ssi quattro dipinti raffi guranti i Misteri del Rosario del pittore Franco Vignazia. La chiesa è stata recentemente arricchita da un dipinto del XVII secolo della scuola di Federico Barocci, che raffi gura la Crocifi ssione con S. Giovanni Evangelista, la Madonna e la Maddalena.

 
Palazzo Obizzi ( Località Obici )

Questo grande edifi cio in cui dimorarono i marchesi Obizzi, ricchissima famiglia di origine ferrarese stabilitasi a Finale nel 1489, fu costruito lungo il vecchio corso del Panaro della Lunga nel XVI secolo. Un tempo circondato da una vastissima tenuta detta “ La Quiete” (che nel 1786 raggiungeva l’estensione di oltre 600 ettari), il palazzo ha conosciuto anni di grande prosperità; vi si svolgevano splendide feste dopo le battute di caccia alle quali partecipavano anche i membri della corte estense. Nel XIX secolo iniziò un progressivo abbandono dell’edifi cio, del quale dopo il 1815 era diventato proprietario il duca di Modena Francesco IV, che l’aveva acquistato dagli Obizzi. Dopo l’Unità d’Italia il palazzo e le terre vennero venduti, e la proprietà fu smembrata. Negli anni ’80 – ’90 del Novecento il palazzo venne acquistato dalla parrocchia di Finale Emilia, che provvide ad avviare dei lavori per il suo recupero funzionale, attualmente solo in parte realizzato. Oggi è sede di un convento che ospita alcuni frati, i “Fratelli di San Giovanni”, i quali accudiscono al santuario di Santa Maria degli Angeli, un antico oratorio divenuto meta di pellegrinaggi.

 
Palazzo Finetti

La villa, di aspetto settecentesco ma con tutta probabilità di origine più antica, è contigua all’ospedale. La sua facciata è in Corso Cavour, mentre il resto della proprietà si estende sino a Via Trento Trieste, un tempo sede dell’alveo del Panaro della Lunga; su questo lato erano i fabbricati adibiti a magazzino e cantina. Il complesso attualmente si presenta con diversi edifi ci: quello padronale, che ultimamente servì di abitazione alla famiglia Finetti, fu acquistato nel 1843 dalla famiglia Onofri; non è noto a chi sia appartenuto in precedenza e chi l’abbia fatto costruire in origine. Sul retro si apre un giardino, ornato un tempo da belle fontane con giochi d’acqua, che conduce ai magazzini ed alle stalle per i cavalli. La famiglia Finetti ricoprì importanti ruoli sia pubblici che militari al servizio degli Estensi: Luigi Finetti (conte palatino e nobile dal 1825), capitano del duca di Modena Francesco IV, dopo il 1815 acquistò, per conto del sovrano, dai marchesi Obizzi la loro antica residenza “La Quiete”. La famiglia fu anche proprietaria di una splendida villa seicentesca di campagna denominata “Casino Finetti”, situata in località Quattrina lungo il vecchio corso del Panaro. L’interno di Palazzo Finetti, i cui ambienti sono decorati con belle pitture e pregevoli camini, oggi ospita vari uffi ci ad uso socio-sanitario. Tutta la proprietà è stata infatti acquisita in anni recenti dal Comune di Finale Emilia, che assieme all’Azienda Sanitaria locale ne ha curato il restauro. Uno dei saloni della villa all’epoca in cui era residenza privata.

 
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Palazzo Frassoni

Il luogo in cui nacque Cesare Frassoni è erroneamente indicato da una lapide affi ssa alla fi ne dell’Ottocento su di una casa situata nella strada intitolata al grande storico fi nalese, ma il palazzo in cui egli venne alla luce ed abitò - che Giovanni Sola riconobbe per primo, e che è stato oggetto di studio da parte di Maria Pia Balboni – è quello di cui è qui riprodotta la facciata. Già nel 1654 risultava di proprietà di Cesare Frassoni – bisnonno dell’omonimo storico – che l’aveva acquistato dalla famiglia Bressi e nel corso dei secoli ospitò personaggi illustri, tra i quali i principi estensi. Ereditato dai Passerini nel 1808, ha subìto varie ristrutturazioni e frazionamenti, ma ancora esibisce tracce dell’antico splendore: sono la scala in cotto che conduce al piano nobile e due nicchie che racchiudono due statue, raffi guranti Giunone incoronata e Apollo che regge una cetra.

 
Monumento a Gregorio Agnini

Inaugurato il 2 giugno 1960, il monumento si compone di una statua (opera dello scultore Ivo Soli) e di tre bassorilievi in bronzo (opera dello scultore Dante Zamboni), che illustrano alcuni momenti signifi cativi della vita di Gregorio Agnini (1856-1945). L’illustre concittadino nacque il 27 settembre 1856 da una famiglia benestante e di tradizione liberale moderata. Sin da giovane visse con preoccupazione lo stato di grande povertà che imperversava nelle campagne e che infi eriva specialmente sui braccianti. Scelse di lottare per migliorare le condizioni economiche, lavorative e di vita della sua gente, e a tal fi ne fondò nel 1886 “l’Associazione degli Operai – Braccianti di Finale Emilia”, la prima cooperativa della provincia, facendosi promotore per lo sviluppo di altre cooperative di lavoro e di consumo. Protagonista della nascita della Federazione Provinciale Socialista e della Camera del Lavoro modenese, è stato Presidente della Provincia di Modena. Fu altresì il primo presidente e il fondatore del Consorzio Acquedotto, che convogliò l’acqua potabile dalle sorgenti di Castelfranco Emilia ai comuni di Crevalcore, Finale Emilia e Bondeno, migliorandone le condizioni igienico - sanitarie.

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Oratorio di Sant' Anna

Il piccolo oratorio, che si trova in Via Zuffi , fu costruito nel 1597 ad opera della Confraternita della Morte. In seguito alle soppressioni religiose operate alla fi ne del settecento, l’oratorio fu adibito a magazzino e pervenne in seguito alla Congregazione di Carità. Nel 1912 fu venduto a privati e cambiò diversi proprietari. Nel 1930 la famiglia Rovatti, che ne era entrata in possesso, lo restaurò e lo riaprì al culto ripristinandone l’antica funzione. Il 26 luglio di ogni anno, festa di S. Anna, vi si celebrava una messa. All’interno si conservano alcune opere d’arte di un certo interesse: un dipinto ad olio su tela (cm 200 x 150) che raffi gura S. Anna, la Vergine e San Gioacchino (opera di ignoto autore modenese del XVII secolo) e, alla base dell’altare, un paliotto policromo in scagliola, opera pregevole della seconda metà del seicento attribuita al carpigiano Giovan Marco Barzelli. Attualmente l’oratorio non è visitabile.

 
Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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