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Finale Emilia
Il territorio di Finale Emilia costituisce l’estremo lembo della Bassa modenese confi nante con le province di Ferrara e di Bologna. E’ situato a 15 metri sul livello del mare e comprende le frazioni di Massa Finalese, Reno Finalese, Casumaro, Canaletto e Casoni.

finaleemilia

Sebbene nelle circostanti campagne siano affiorati reperti dell’età del bronzo e di epoca romana, Finale come borgo nasce soltanto all’inizio del secolo XI (le prime notizie risalgono all’anno 1009 e sono riportate in un documento nonantolano che  estimonia l’esistenza di un castrum chiamato Finalis in località San Lorenzo).

Da sempre terra di confine, come indica il suo nome, esso fu fortificato dai Modenesi nel 1213 e nel 1306; di tali fortifi cazioni medioevali sussistono la Torre dell’Orologio, il mastio del Castello delle Rocche e parte delle mura. Nel XIII secolo il canale Naviglio (nel quale nel Quattrocento furono immesse le acque del fiume Panaro), fu deviato ed introdotto attraverso la porta occidentale nel cuore del borgo.
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Chiesa di San Bartolomeo ( o della Buona Morte )

La chiesa si trova al centro della maggiore delle piazze di Finale Emilia. Fu edifi cata nel 1504 dalla Confraternita della Morte e consacrata dal cardinale Ippolito d’Este il 26 agosto 1518, come ricorda un’epigrafe incisa su una pietra nella sagrestia. Probabilmente in passato l’edifi cio, dinanzi al quale era collocato un ponte che attraversava il Canaletto dei Mulini, appariva più maestoso di ciò che suggerisce l’aspetto odierno. La simmetria dei due corpi laterali adiacenti, oggi adibiti ad abitazioni e ad attività commerciali, bilancia in modo armonioso l’architettura della facciata della chiesa, che è in stile neoclassico, con un elegante portico sorretto da quattro colonne in stile dorico. La nicchia che lo sovrasta ospita una statua in terracotta a tutto tondo raffi gurante San Bartolomeo che sorregge un grosso volume. La scultura fu fatta eseguire nel 1750 dal Padre Giuseppe Sivieri e alla stessa epoca risale anche l’attuale sistemazione architettonica della chiesa.

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Palazzo Villa - Località Cà Bianca

Il territorio di Ca’ Bianca, alla destra del Panaro nel finalese, ha sempre avuto una grande importanza. Situate al confine del modenese con il bolognese, alla fine del XIV secolo queste terre pervennero in feudo al marchese Francesco Naselli, segretario ducale. In seguito alla sua caduta in disgrazia, le terre ritornarono in possesso della Camera Ducale, ma nel 1536 il duca Ercole II cedette il feudo al marchese Francesco Villa (che nel 1538 fu governatore di Modena). L’antico palazzo, da lui costruito in prossimità del luogo di attraversamento del Panaro, svolse anche una funzione di controllo su quella via di comunicazione; infatti vi sono ancora presenti, sul fronte verso il fiume, delle feritoie di avvistamento. Il complesso architettonico è costituito da una torre - colombaia isolata e da una corte chiusa sulla quale si affaccia il palazzo padronale, caratterizzato da un tipico stile ferrarese.

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Villa Angela ( Massa Finalese )

Costruito tra la fi ne dell’ottocento e l’inizio del novecento sopra una preesistente struttura, questo edifi cio si presenta con un’architettura che si ispira ad antichi castelli, in particolare a quello coevo di Carrobio, poco distante. Vi sono presenti due torri contrapposte, una a pianta quadrata che si eleva al di sopra della costruzione, l’altra semicircolare, in linea con il coronamento merlato che percorre il perimetro su tre lati. La villa, circondata da un ampio giardino, è stata completamente restaurata.

 
Casino del Vescovo ( Massa Finalese )

Questa antica villa, situata nei pressi dell’ex Salumificio Bellentani, in passato appartenne al vescovo di Modena, quindi passò in proprietà a varie nobili famiglie (tra le quali gli Gnoli e i Grillenzoni di Finale), mantenendo inalterato l’originario impianto cinquecentesco.


Si presenta con un semplice corpo rettangolare che include una torre angolare, un poco più alta dell’edifi cio. Da una bella scalinata in cotto si sale all’ingresso principale, che consente l’accesso al piano nobile. A lato del portale si trova un frammento di una pietra in cotto dove sono visibili un copricapo vescovile ornato di nastri e la data 1547; vi è purtroppo assente lo stemma. L’interno, oggi completamente restaurato dalla famiglia Veronesi, attuale proprietaria, si presenta in tutta la sua magnifi cenza. Sull’androne centrale si aprono vaste sale, tutte con i soffi tti decorati, e con camini in gesso e stucco collocati tra le ampie fi nestre. Le pareti di varie stanze sono abbellite da dipinti che riproducono gradevoli scene di paesaggi; in una di queste spiccano i grandi stemmi araldici della famiglia che commissionò le pregevoli opere.

 
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Palazzo Grossi

Fu costruito dalla famiglia Grossi tra la fi ne del ’500 e l’inizio del ’600, ed è l’unico edifi cio privato presente oggi a Finale che esibisce la tecnica della pietra “faccia a vista”, tipica dell’area ferrarese. Anticamente l’area del palazzo si estendeva sino all’odierno Corso Matteotti, con al centro un ampio cortile. In seguito esso è stato frazionato ed oggi la lettura degli ambienti risulta compromessa; le uniche testimonianze del suo antico splendore sono alcune pitture in stile neo-classico sui soffi tti e sulle pareti, in una delle quali campeggia un grande stemma della famiglia Grossi.

 
Monumento ai Combattenti (Guerra di Liberazione).

Situato nel Piazzale Don Giovanni Bosco, è costituito da un grande blocco di marmo che poggia su un ampio basamento triangolare. Il monumento, inaugurato il 25 aprile 1998, ricorda gli eventi bellici che il 22 aprile del 1945 portarono a convergere a Finale Emilia, dopo 12 giorni di duri scontri, l’ottava armata britannica e la quinta armata americana, affi ancate dall’esercito italiano con tre divisioni ausiliarie. Il ricongiungimento degli eserciti alleati e l’incessante opera dei partigiani contribuirono alla sconfi tta dell’esercito tedesco, aprendo velocemente la strada verso la completa liberazione dell’Italia.

 
San Francesco d'Assisi

La chiesa e il convento risalgono al 1631. La costruzione del complesso monastico si deve ai frati minori conventuali, che giunsero al Finale nel 1625. Dopo la soppressione dell’ordine, avvenuta per decreto ducale nel 1768, tutti gli arredi, le tele, gli argenti e la ricca biblioteca vennero trasferiti a Modena. Nel 1770 gli edifi ci del convento furono destinati ad uso scolastico, ma nel 1836 vi si stabilirono i missionari redentoristi, che si prodigarono per il recupero del fabbricato danneggiato da un’alluvione del Panaro.

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Museo Civico, sezione archeologica e storia naturale

museo civico, sezione archeologicaÈ la sezione principale del museo, il cui nucleo venne costituito negli anni 1966 - 67 grazie all’intensa attività di alcuni volontari, di appassionati ed esperti che hanno raccolto numeroso materiale sia in Italia che all’estero. Nel 1992 il museo fu riconosciuto come Museo Civico. Le sedi adibite ad esporre i reperti sono state diverse nel tempo; attualmente il museo ha trovato una collocazione, congiuntamente ai depositi e all’uffi cio, al piano terra e al primo piano del Castello delle Rocche. La Sezione Archeologica è costituita da migliaia di pezzi, dei quali solo una parte è esposta al pubblico. I reperti, di proprietà dello Stato, risalgono all’Età del Bronzo e alle epoche romana, medioevale e rinascimentale. Di queste ultime due vi è una ricca raccolta di ceramiche, vetri, metalli e altri materiali rinvenuti durante i lavori di restauro del castello, dell’ex monastero di Santa Chiara e di altri luoghi cittadini. I reperti ceramici medioevali, di prevalente scuola ferrarese, faentina e veneta, testimoniano i legami commerciali che esistevano, nei secoli scorsi, tra Finale e altri centri lontani. Una sezione è dedicata al materiale ceramico di produzione locale, proveniente in prevalenza dalla discarica di una vecchia fornace seicentesca.

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